Un tendone bianco,
sessanta bambini e ragazzi colorati e allegri, genitori cordiali,
gente schietta, che sa andare al sodo. Questo è stato per me
l’approccio con la realtà del campo di Pegognaga, da quando,
lunedì, sono arrivato. Le discussioni tra noi colleghi volontari,
sempre ricche di spunti, aprono e scandiscono la giornata: cerchiamo
di coordinarci, di proporre attività che aiutino i ragazzi a dare
risposte a quelle domande di senso che eventi come il sisma imprimono
con forza nell’animo, ma tentiamo anche di accompagnarli verso un
ritorno alla normalità, anche scolastica, che tra breve li attende.
Cerchiamo di
privilegiare l’espressione creativa, che parte o inevitabilmente
lambisce il vissuto di ciascuno. Le fasce di età dei bambini sono
diverse, così ciascuno di noi, con la sua professionalità,
sperimenta le strategie più opportune: il filo rosso è l’idea di
cambiamento, di trasformazione, di un processo dinamico che va oltre,
senza cancellare ciò che è stato. Oggetti, forme, colori,
narrazioni, riflessioni: il grado di consapevolezza e la capacità
di astrazione, ovviamente, variano in base all’età, ma le attività
danno a tutti il modo di partecipare, di offrire il proprio
contributo e i risultati spesso sorprendono.
Ai momenti di
attività comune, si alternano occasioni di lavoro per gruppi seguiti
con continuità da ognuno di noi volontari. In questo contesto ho
avuto modo di conoscere più da vicino dieci splendidi bambine e
bambini tra gli otto e i dieci anni. Per me che lavoro nella scuola
media è stata una novità assoluta, un’occasione di mettermi in
gioco fino in fondo e non nascondo una certa ansia, specialmente
all’inizio. Il tema della trasformazione e del cambiamento con Loro
è stato declinato specialmente in attività grafiche e di carattere
narrativo, in accordo con le linee condivise dall’intero campo.
Mi
piace lasciare un ricordo in queste righe dell’attività di oggi,
giovedì 23 agosto: ciascun bambino ha scelto un pastello colorato
che lo rappresenta, con esso ha tracciato un tratto sul foglio che
illustrasse il particolare di un animale, quindi il foglio è stato
passato al compagno accanto che ha continuato il lavoro aggiungendo
un altro dettaglio di sua creazione. Dopo alcuni passaggi hanno
cominciato a prendere forma animali bizzarri, fantastici, in continua
trasformazione, che però conservano traccia, attraverso il colore,
dell’idea iniziale di tutti i partecipanti. A questo punto i
bambini hanno dato il nome a questi strani esseri, ne hanno
immaginato alcune caratteristiche, alcune abilità e l’habitat
ideale. Il prodotto finale è stato impaginato in un piccolo libretto
con una copertina di cartoncino colorato e si è cominciato a pensare
a piccole trame che vedranno come protagonisti questi “animali
trasformati”. L’idea è quella di consegnare il materiale,
assieme agli altri prodotti (mappe mentali del percorso delle uscite
a piedi, taccuino degli oggetti raccolti nel parco, storie inventate
e trascritte..) alla biblioteca della scuola in modo da costruire un
ponte tra l’esperienza del campo e quella scolastica e da offrire
semplici spunti , forse senza pretese, da rielaborare in seguito, una
volta sedimentati.
Il tempo delle
attività strutturate si è naturalmente alternato alle attività
ludiche, soprattutto nel pomeriggio, quando il caldo torrido
dell’anticiclone africano non consentiva di rimanere sotto al
tendone. Il parco comunale a due passi ci ha offerto rifugio e un
briciolo di ristoro. In poco tempo è diventato il set di giochi a
squadre, tradizionali o adattati ad hoc, in cui i bambini hanno dato
filo da torcere a noi insegnanti! Grondanti di sudore ma entusiasti,
ci siamo nascosti, rincorsi, abbracciati e, nelle pause per prender
fiato, tra le pieghe, è emerso anche ciò che le parole faticano ad
esprimere, i ricordi di quei giorni di fine maggio…
Il piano delle
relazioni è quello più autentico, giorno dopo giorno i bambini si
sono aperti, spontaneamente raccontano di sé, cercano il contatto,
non necessariamente verbale, cominciamo ad intravedere in noi, negli
adulti venuti da “fuori”, degli interlocutori che meritano la
loro fiducia, perfino il loro affetto.
Non so quanto delle
mie idee iniziali sia riuscito a realizzare, non so se il mio
contributo avrà trovato una sua utilità, se sia riuscito a far
fronte anche in minima parte alle necessità che ancora sono presenti
qui… al di là dei segni esteriori : credo , anzi sono certo di
tornare arricchito e per questo, con il cuore, ringrazio chi mi ha
dato questo opportunità.
Ciao piccoli amici, con l’energia che
avete dimostrato, riprendetevi e migliorate la vostra scuola, la
vostra città, il vostro futuro!
Un abbraccio, Enrico
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