giovedì 23 agosto 2012

Un tendone bianco: riflessioni di Enrico al termine della sua settimana


Un tendone bianco, sessanta bambini e ragazzi colorati e allegri, genitori cordiali, gente schietta, che sa andare al sodo. Questo è stato per me l’approccio con la realtà del campo di Pegognaga, da quando, lunedì, sono arrivato. Le discussioni tra noi colleghi volontari, sempre ricche di spunti, aprono e scandiscono la giornata: cerchiamo di coordinarci, di proporre attività che aiutino i ragazzi a dare risposte a quelle domande di senso che eventi come il sisma imprimono con forza nell’animo, ma tentiamo anche di accompagnarli verso un ritorno alla normalità, anche scolastica, che tra breve li attende.

Cerchiamo di privilegiare l’espressione creativa, che parte o inevitabilmente lambisce il vissuto di ciascuno. Le fasce di età dei bambini sono diverse, così ciascuno di noi, con la sua professionalità, sperimenta le strategie più opportune: il filo rosso è l’idea di cambiamento, di trasformazione, di un processo dinamico che va oltre, senza cancellare ciò che è stato. Oggetti, forme, colori, narrazioni, riflessioni: il grado di consapevolezza e la capacità di astrazione, ovviamente, variano in base all’età, ma le attività danno a tutti il modo di partecipare, di offrire il proprio contributo e i risultati spesso sorprendono.
Ai momenti di attività comune, si alternano occasioni di lavoro per gruppi seguiti con continuità da ognuno di noi volontari. In questo contesto ho avuto modo di conoscere più da vicino dieci splendidi bambine e bambini tra gli otto e i dieci anni. Per me che lavoro nella scuola media è stata una novità assoluta, un’occasione di mettermi in gioco fino in fondo e non nascondo una certa ansia, specialmente all’inizio. Il tema della trasformazione e del cambiamento con Loro è stato declinato specialmente in attività grafiche e di carattere narrativo, in accordo con le linee condivise dall’intero campo. 
Mi piace lasciare un ricordo in queste righe dell’attività di oggi, giovedì 23 agosto: ciascun bambino ha scelto un pastello colorato che lo rappresenta, con esso ha tracciato un tratto sul foglio che illustrasse il particolare di un animale, quindi il foglio è stato passato al compagno accanto che ha continuato il lavoro aggiungendo un altro dettaglio di sua creazione. Dopo alcuni passaggi hanno cominciato a prendere forma animali bizzarri, fantastici, in continua trasformazione, che però conservano traccia, attraverso il colore, dell’idea iniziale di tutti i partecipanti. A questo punto i bambini hanno dato il nome a questi strani esseri, ne hanno immaginato alcune caratteristiche, alcune abilità e l’habitat ideale. Il prodotto finale è stato impaginato in un piccolo libretto con una copertina di cartoncino colorato e si è cominciato a pensare a piccole trame che vedranno come protagonisti questi “animali trasformati”. L’idea è quella di consegnare il materiale, assieme agli altri prodotti (mappe mentali del percorso delle uscite a piedi, taccuino degli oggetti raccolti nel parco, storie inventate e trascritte..) alla biblioteca della scuola in modo da costruire un ponte tra l’esperienza del campo e quella scolastica e da offrire semplici spunti , forse senza pretese, da rielaborare in seguito, una volta sedimentati.
Il tempo delle attività strutturate si è naturalmente alternato alle attività ludiche, soprattutto nel pomeriggio, quando il caldo torrido dell’anticiclone africano non consentiva di rimanere sotto al tendone. Il parco comunale a due passi ci ha offerto rifugio e un briciolo di ristoro. In poco tempo è diventato il set di giochi a squadre, tradizionali o adattati ad hoc, in cui i bambini hanno dato filo da torcere a noi insegnanti! Grondanti di sudore ma entusiasti, ci siamo nascosti, rincorsi, abbracciati e, nelle pause per prender fiato, tra le pieghe, è emerso anche ciò che le parole faticano ad esprimere, i ricordi di quei giorni di fine maggio…

Il piano delle relazioni è quello più autentico, giorno dopo giorno i bambini si sono aperti, spontaneamente raccontano di sé, cercano il contatto, non necessariamente verbale, cominciamo ad intravedere in noi, negli adulti venuti da “fuori”, degli interlocutori che meritano la loro fiducia, perfino il loro affetto.
Non so quanto delle mie idee iniziali sia riuscito a realizzare, non so se il mio contributo avrà trovato una sua utilità, se sia riuscito a far fronte anche in minima parte alle necessità che ancora sono presenti qui… al di là dei segni esteriori : credo , anzi sono certo di tornare arricchito e per questo, con il cuore, ringrazio chi mi ha dato questo opportunità. 
Ciao piccoli amici, con l’energia che avete dimostrato, riprendetevi e migliorate la vostra scuola, la vostra città, il vostro futuro!

Un abbraccio, Enrico

Nessun commento:

Posta un commento